lunedì 23 novembre 2009

L'amica privata

Due righe due su quello che io voglio sottolineare di un film, un bel film, che avranno recensito tutti, dalla casalinga di Voghera (perdonate il luogo comune) a Tullio Kezich, senonchè Kezich è morto tre mesi fa ed io ve lo dico prima di rimediare una figura di merda.

Al di là della regia, della trama, delle scene e bla bla, ci sono due uomini contrapposti: quello che rappresenta il male, bello e osannato, che muore da eroe, e l'altro, che per catturarlo  le tenta tutte e ci riesce solo quando anche lo spettatore del tipo epsilon si è rotto le balle e  paventa, o pregusta, l'ennesimo fallimento.

Se alla fine di ogni proiezione non ci fosse il malcostume di alzarsi di colpo come se le poltrone stessero andando a fuoco, ci si accorgerebbe delle scritte che passano sullo schermo, quelle che ti informano che lei morì di infarto dopo un'ora di tapis roulant, che lui si tirò un colpo in testa e che loro andarono a consumare un picnic su un prato.
Ho quasi ringhiato contro la coppia di deficienti che si è messa a fare uno show davanti ai miei occhi, mentre cercavo di leggere le scritte finali. E, deo gratias, sono riuscita a leggerle.

Non mi ero sbagliata: la caratterizzazione dei protagonisti era quella che avevo intuito. Non penso fosse il fulcro del film, ma di sicuro è ciò che ha colpito ed interessato me.
Peccato che i ruoli più rilevanti li attribuiscano sempre ai soliti noti.
Ottimi professionisti, per carità, ma "il mondo è più grande della nostre teste roteanti".

venerdì 20 novembre 2009

Trova le differenze

Ho lasciato i vostri commenti al post precedente a commentarsi da sè: alcuni li ho sentiti più miei, altri meno, ma se avessi scritto ad ognuno mi sarei ripetuta come le prime bambole parlanti: quelle che giaculavano sempre le stesse frasi.
Ovviamente non ho intenzione di passare a miglior vita per mia scelta: non ora,  forse mai. Ci sono momenti, nell'esistenza di tutti, che comportano un dispendio di energie fisiche e mentali non indifferenti. Magari non è solo l'episodio, quanto un'infelice concomitanza di fattori. Questo mio trend prosegue ormai da una decina d'anni, e la strada che riesco a scorgere davanti mi pare tutta in salita. Ancora.
In fondo, rispetto a qualche anno fa, che cosa è veramente cambiato?
Se si potessero riassumere e concentrare gli eventi della mia vita in due vignette, solo i più abili riuscirebbero a scorgerne la vera differenza.
Abituata, come sono, a spendermi troppo e male per chi non me l'ha mai nemmeno chiesto, mi ritrovo ad avere una persona in meno e una malattia in più.
All'assenza dell'uomo mi sono abituata. A volte manca molto, a volte meno, ma in definitiva ho capito di essere stata, per lui, solo l'ostacolo che gli impediva, suo malgrado, di mettere radici dove e con chi era giusto che le mettesse. Mi son sentita un po' presa per il culo, lo ammetto, ma mia nonna diceva sempre:" il più comprenda il meno".
Mio padre per adesso sta bene: non sappiamo nel tempo, ma alla sua età i pronostici segnano in ogni caso  punti a favore.
Il figlio cresce. Non è "perfetto" come avrebbe voluto suo padre, manco fosse un esponente della
Hitler jugend, nè pacato e assennato come sarebbe piaciuto a me. Ha delle mattane improvvise che parrebbero anche simpatiche, se non avessero il potere di farmi saltare i nervi perchè fortemente inopportune.
Ma, in fondo e anche in superficie,  grosso modo la vita di tutti è così.
E allora perchè questo mio girare intorno all'idea della morte?
Saranno state le ultime vicende, sarà lo scoramento generale che mi è piombato addosso, ma mi ritrovo spesso a pensare a tinte fosche.
Torno allo scopo originario del blog: quello di appuntare ciò che passa per la mente.
Senza più velleità pseudoletterarie e cose simili.
Dyo e tibì erano donne dalle relazioni facili. Quest'ibrido che sono adesso ha poca voglia di interagire perchè le costa uno sforzo notevole, perchè pensa di aver già detto tutto quello che c'era da dire, perchè si cura meno degli altri, nel senso che lo fa quando lo sente e non per obbligo.
Se tutto ciò fa di me un'antipatica va bene comunque: non mi strapperò i capelli anche per questo.
E, sia chiaro, provo stima, simpatia o affetto, in alcuni casi, per tutti voi.
Però sono cambiata.
Forse l'unica, macroscopica differenza fra le due vignette sono  io.

giovedì 19 novembre 2009

Burnout

A volte i giovani sono spietati.
Non conoscono toni sfumati o mezze misure: a quell'età la vita è tutto ed il suo opposto.
Due mesi fa il padre di un'amica di mio figlio si è suicidato: soffriva da anni di depressione, probabilmente per non aver mai accettato che sua moglie si fosse ammalata di sclerosi multipla. E, paradossalmente, era lei a cercare di infondergli coraggio.
Domenica pomeriggio, di ritorno dal funerale del padre di Alessandro, il vicino morto di SLA, Riccardo è sbottato.
- Vedi, mamma, capisco Ale. L'ho visto compresso, come se volesse giocare a fare il duro. Poi quando è rimasto solo con noi è scoppiato a piangere. E mi è venuto in mente il padre di Isabella, che si è ammazzato.
Io lo disprezzo. Ha lasciato una moglie malata e due figli. Lo disprezzo perchè è stato un vigliacco senza palle.
Non puoi fare questo alle persone che ami -
Figlio mio, ma come si fa? Non è mai semplice giudicare le scelte e le azioni degli altri: nessuno di noi, nemmeno sua moglie, può sapere che cosa avesse in mente quell'uomo quando, di buon mattino, si è lavato e vestito di tutto punto (dopo tre mesi di vegetazione in un letto), ha detto che sarebbe passato dall'ufficio postale per pagare delle bollette, lo ha fatto e poi è andato ad impiccarsi come Giuda.
Io certe cose le capisco, invece.
Trovo sia necessaria una dose estrema di coraggio per decidere di fare un salto nel buio.
Non sempre la vita è una bella opportunità.
Non sempre la fortuna è cieca: a volte ci vede bene e volge il suo sguardo in maniera perversa.
Non sempre abbiamo nelle mani la nostra sorte.
Io capisco e riesco a condividere.
Punti di vista.
Scelte di libertà, anche se la nostra non dovrebbe ledere quella degli altri: a continuare ad amare, a provare ad essere felici.
Si dice "non può piovere per sempre".
E invece piove, e piove, e piove.
A volte.
Non assicuro presenza costante: non ora. Forse ho bisogno di focalizzare quel che merita la mia attenzione.
Finchè morte non mi separi.

martedì 17 novembre 2009

Euclide e i cuori impropri

Minoli mi guarda ed io guardo lui: spero che i suoi occhi cerulei mi ispirino sogni sereni, visto che lo xanax sta diventando acqua fresca, e di aumentare il dosaggio non mi va.
Stamattina sognavo, sudaticcia, nel mio letto troppo grande, occupato per metà dal portatile, dal cellulare disperatamente muto e dal libro che sto leggendo a tozzi e bocconi.
Mio figlio esce di casa prima delle sette ed io, se posso e se ci riesco, cerco di recuperare qualche minuto di sonno in più.
Sono arruffata come un gatto mentre scendo dal letto scalza: ho sentito suonare al portone.
Lui sale e mi abbraccia: mi piace che due braccia di uomo mi stringano. Due braccia di un uomo che mi vuole bene.
Ha portato dei krapfen per la colazione: mangiamo insieme, uno di fronte all'altra. Mentre smanetto con la caffettiera mi accorgo che all'anulare sinistro ha un orpello mai notato prima.
- Ti sei sposatooooo???
- Sì.
- Occazzo. E quando?
- Quasi un anno fa.
- Balle. La fede non l'avevo notata prima.
- Perchè non te ne sei accorta.
Non insisto. Sinceramente non ne sono convinta, ma che importanza ha? Lui è un uomo al quale voglio bene,  lui è un uomo che ne vuole a me.
Anni fa, mentre attraversavo una crisi epocale con il protagonista dell'ottanta per cento dei miei post, ebbi un breve flirt con lui. Poi venne fuori la storia della sua convivenza ed io mi dissi, e gli dissi, che tre anni di psicoterapia mi avevano almeno insegnato cosa fosse la coazione a ripetere.
Quindi le cose cambiarono repentinamente. Pian piano riuscimmo a recuperare una buona amicizia, ma questo è possibile, di solito, quando non si è raggiunto un grado di coinvolgimento molto profondo.
Con A. posso scherzare, abbracciarlo, sfotterlo e farmi sfottere.
L'altro...è andato, e la sola idea di parlargli, adesso che è diventato una persona diametralmente opposta a quella di cui mi ero innamorata follemente, mi fa paura. D'altronde panta rei, no?
Ce ne ha messo, lui, per convincermi a eclissarmi.
E' stato anche indifferente e privo di tatto, lui che era una perla in terra. Ed io mi sono eclissata, ingoiando lacrime di un amaro che lui non saprà mai.
Mentre l'amico ed io ce ne stiamo a chiacchierare sul divano sento puzza di bruciato. Guardo verso la mia stanza e vedo una voluta di fumo sul letto. Il portatile si è surriscaldato e ha bruciato il piumone, lasciando al centro del talamo un buco irregolare e annerito.
Mi avvicino al comodino per staccare la spina quando, all'improvviso, una fiammata mi avviluppa e incomincia a sciogliemi piano, come fossi di cera.
L'amico mi guarda, ma oramai sembra una statua. Cerco di raggiungere il bagno per spegnermi, e lui è svanito.
Poi dev'essere svanito anche il sogno, se mi ritrovo seduta nel letto con il cuore a mille e la fronte imperlata di sudore.
Mi alzo per andare a bere un bicchiere d'acqua e noto sul tavolo il vassoietto dei krapfen. E sento ancora il suo profumo nell'aria.
Spesso la realtà è solo un sogno che crediamo vero, e che viviamo intensamente, con tutta la nostra passione.
Talvolta è il sogno che è realtà. Di rado, e qualcuno mi dimostri che è vero o che non lo è, entrambe le dimensioni viaggiano su binari paralleli che, però, si incontrano, sfidando le leggi della geometria e quelle del cuore.

domenica 15 novembre 2009

Le storie, le vite spezzate

Se volessimo paragonare l'esistenza umana (in generale) ad una lunga linea retta, dovremmo inevitabilmente fare i conti con tutte le deviazioni di percorso e le variabili che intersecano le nostre speranze di avere una vita lineare, perchè una vita realmente lineare non c'è e, forse, non è mai esistita.
Le fratture, le elisioni, le cesure sono lo scotto che paghiamo al fatto di aver avuto in dono la possibilità di vivere: nemmeno lo avessimo chiesto, questo dono.
Non è irriconoscenza, ma realismo.
Gli abbracci spezzati sono quelli che ci strappano a chi amiamo, con crudeltà inaudita.
Sono la morte, a volte, che ci coglie impreparati, o un abbandono che parrebbe materiale per sceneggiature di serie C, se non fosse tragicamente ineluttabile e doloroso.
Di Almodovar, stavolta in un film dalla trama "debole",  mi colpisce ancora una volta un particolare: quello degli adolescenti maschi, che spesso sono gay, oppure straordinariamente svegli, profondi e, in qualche modo, eccezionali. Infinitamente al di sopra della media di un ragazzo tipo appartenente a quella fascia di età.
Un triangolo amoroso è il più banale degli accadimenti umani, ma rivendica il suo valore e se ne appropria grazie ad alcuni particolari (nemmeno poi tanto particolari) che ci lasciano con la bocca amara, e con il sospetto che la felicità, ammesso che esista, la si debba sempre pagare.
E così, nella finzione cinematografica come nella realtà, anche la storia più comune  può guadagnare una medaglia al merito: basta saperla raccontare. O, nel nostro piccolo di ordinary people, sapercene convincere.

giovedì 12 novembre 2009

Può nuocere gravemente alla salute

Oggi guardavo in tv la tosata delle pecore, cioè il taglio del ciuffo dei nostri onorevoli al setaccio.
"Io sono pulito, eh?", sembravano dire i loro sorrisi un po' impacciati, un po' tronfi.
Va bene, e con i calvi come avranno fatto?  Saranno serviti  i peli pubici e/o ascellari?
Ho provato un attimo di pena intensa per questi clown strapagati e ammiccanti.
"Io sono pulito, eh?".
Ma puliti in che senso?

E  lo spot della Lancia Musa, quello con Audrey Hepburn che mangia la pizza per strada e poi accartoccia tutto e butta via? All'inizio pensavo  fosse Carlà camuffata, invece i pubblicitari ne sanno sicuramente una più del diavolo. Una donna-donna, l'icona del fascino etereo ed elegante, mangia per strada, beve e getta le carte in un cestino. Vestita rigorosamente da sera, però, con un'auto di moda che l'aspetta.
Tutto sommato non è male: coniuga strategia di comunicazione, marketing e garbata ironia.

Diverso è il caso delle ormai famigerate "sorelle d'Italia", quelle delle calze.
In sè lo spot è gradevole, grazie alle immagini patinate e dai colori pastello, e all'inno declinato al femminile da una bella voce che a me è sembrata quella di Giorgia.
Però, caspita, le sorelle d'Italia non sono tutte alte, belle e sportive.
Le sorelle d'Italia hanno il culo largo, abbracciano bimbi con le candeline di muco al naso, prendono l'autobus trafelate  oppure cercano di mettere in moto la loro utilitaria attempata e sverniciata sui fianchi.
Le sorelle d'Italia non salgono sulle moto perchè hanno paura, o perchè non ci sono bei centauri che le vadano a prelevare sotto casa.
Vanno al lavoro ogni mattina, oppure ogni mattina pensano che vorrebbero lavorare. Hanno mariti perfidi e amanti peggiori. Soffrono di diverticolite, hanno le vene varicose e il mutuo da pagare.

Pausa.
I pensieri mi ballano la rumba in testa.
Saluto e vado via.
Sono a casa.
L'unno ha fame.
Preparo la cena.
Fotocopio dei documenti e torno ad accendere la tv.
Se la spigola è spigola al sud e branzino al nord, al centro la indicano con un cenno del dito o la disegnano su un foglio?
Anna Stepanovna Politkovskaja aveva la mia età: non abbiamo tutte le stesse capacità, lo stesso luogo di appartenenza e lo stesso destino.
Si nasce tutti più o meno in un modo, poi la via maestra inizia a biforcarsi in strade che a loro volta si biforcano in viuzze che si biforcheranno fino a...spiccare il volo dall'inferno alla bellezza, o dalla bellezza all'inferno?

martedì 10 novembre 2009

Don Juan bit bit

Saranno aspetti del carattere che si formano, e si consolidano quando siamo piccoli.
Sarà genetica.
Sarà che è oramai vero che ho perso i colori dell'arcobaleno, e che mi è rimasta solo la gamma che va dal grigio chiaro al nero. Elegante, per carità, ma impegnativo.
Sarà tutto quello che vi pare, ma alla superficialità altrui non so più passare sopra, e se lo faccio è solo perchè ho deciso di farmela scivolare addosso.
Però dentro ci sto male ogni volta, forse perchè sarò monotona, senza colori, financo vagamente cupa, ma non mi sognerei mai di sottovalutare il senso delle parole che mi vengono riferite, nè i sentimenti o i dispiaceri delle persone che si rivolgono a me.
E se, qualche volta, mi è capitato di essere meno propensa all'ascolto, devo dire grazie al mio intuito.
Perchè sarò tutto quel che vi pare, ma ho il fiuto di un animale preistorico, fiuto che ho provato ad ignorare pagandola sempre più cara del dovuto.
Ordunque per la blogosfera si aggirano amici, o sedicenti tali, che usano atteggiamenti molto scorretti.
Forse non se ne rendono conto, ma fanno sfoggio di charme e galanteria che, infine, si rivela essere l'attitudine a fare i cicisbei a buon mercato.
Lo so, concedo pochissima confidenza e sono diventata dura come roccia, ma ho le mie sante ragioni che mi tengo strette.
Assistere a pietosi teatrini un po' qua e un po' là mi fa cadere le braccia (qualora ce ne fosse stato ancora bisogno), dimostrandomi che se la donna è mobile qual piuma al vento, l'uomo è una girandola sensibile ad ogni più flebile brezza.
Argomento di conversazione suggerito (altrimenti questo post non avrebbe senso):
vogliamo discutere della seduttività virtuale? 
Di quella "piacioneria" che spinge uomini (ma forse anche donne) intelligenti a farti credere che tu li attrai in modo particolare mentre, nello stesso tempo, digitano le stesse parole a tutti i nomi femminili che hanno fra i contatti?
Io, nel frattempo, mi affaccio e  leggo. Ovviamente non vi è possibile vedere la mia espressione fortemente ironica, ai limiti del sarcasmo, ma potete provare a credermi sulla parola. ;-)

domenica 8 novembre 2009

La donna che fissava la enne

Ci sono giorni che, a poterselo permettere, andrebbero trascorsi in uno stato di sonno profondo, intervallato da brevi risvegli giusto per rendersi conto di essere ancora vivi.
Stamattina pioveva, ma poi finalmente il sole si è deciso a fare capolino, e l'ho benedetto  perchè avevo un bucato e un "colorati" in attesa.
Il mio amico Toni ha l'asciugatrice Mìele (tsè), ma io vivo al sole del sud, e il sole deve usarmi la cortesia di asciugare i panni.
Ci sono giorni in cui sbagli qualunque cosa tu decida di fare, e menomale che la piega me l'ha fatta la mia parrucchiera free lance.
Una volta mi cotonava alla Ivana Trump, e alle mie vive rimostranze rispondeva che i miei capelli finifini e lisci sarebbero venuti giù da soli: il vaticinio non faceva in tempo ad avverarsi perchè, andata via lei, correvo in bagno a dare la mia aggiustatina finale, non sopportando di avere in testa una matassa di zucchero filato.
Ho deciso per il film, sapendo di aver scelto bene.
Eppure qualcosa non deve aver funzionato se ad un certo punto mi sono ritrovata a dormire con la testa penzolante nel vuoto, a destra, dove il posto era libero. Mi sono riavuta e ho seguito fino alla fine questa strana storia pregna di satira antimilitarista e ricca di trovate surreali,  ma con alcuni momenti di lentezza narrativa.
Al ritorno ho sbagliato strada due volte e ho tentato di raddrizzare un paio di curve. Ho fatto vibrare anche l'abs, cosa che in dieci anni sarà successa cinque volte al massimo.
Sono finita in un banco di nebbia che mi ha accompagnata fino ad una trentina di chilometri da casa, ma non avevo nemmeno la forza di imbestialirmi. Se da quelle brume fosse spuntato  un mostro con tre teste gli avrei offerto anche un passaggio senza battere ciglio.
Ho guidato senza voglia di farlo, in automatico, pensando ad alcuni momenti della serata che, se fossi stata la barricadera di una volta, mi avrebbero fatto schizzare il nervoso alle stelle.
E invece niente: ho registrato gli episodi con una punta di sconcerto e li ho riposti nella stanza del pre-archivio.
Ho toccato terra alle 23: l'unno, a cena con la sagrada familia, non era ancora tornato.
Ho messo a posto la spesa e, nel mio andirivieni, mi sono guardata un attimo nel solito specchio del soggiorno: ho visto passare una donna con jeans neri e maglietta nera, e una pashmina colorata intorno al collo. Una donna nemmeno tanto male, tutto sommato. Poi mi sono avvicinata allo specchio e l'ho fissata negli occhi.